Il fenomeno migratorio, che in questo periodo sta interessando in modo significativo tutta l’Europa, non può più essere affrontato in modo emergenziale, perché per alcuni decenni sarà strutturale. Milioni di persone stanno scappando dalla miseria, dai conflitti, dalle ostilità ambientali di alcune regioni. I migranti che arrivano in Europa via mare e via terra sono: migranti (profughi) che scappano da conflitti o da regimi dittatoriali; migranti economici che scappano da situazione di estrema miseria (i cosiddetti migranti economici che una parte politica definisce come “clandestini”), i migranti ambientali che scappano da aree che stanno diventando invivibili a causa dei cambiamenti climatici. Tutti sono comunque migranti forzati. Al di là delle cause geopolitiche che stanno alla base di ciò, credo sia necessario che da una parte si diano delle risposte umane e cristiane con l’accoglienza, dall’altra che si maturi uno sguardo lungimirante per avere gli strumenti per vivere dentro questo mondo che sta cambiando.

 

Nella provincia di Belluno i migranti assegnati in questi mesi sono stati 824. Di questi ben 441 se ne sono andati. Altri 42 sono stati trasferiti al Servizio di protezione asilo e rifugiati. I restanti 341 hanno presentato domanda di asilo, ma di queste domande solo 35 sono state accolte. Provengono prevalentemente da Nigeria, Mali, Senegal, Bangladesch e Gambia. Sono per la quasi totalità uomini, giovani. Solo 28 le donne, 5 i nuclei familiari e 19 i minori. Sono 14 i Comuni interessati al sistema di accoglienza e sono: Domegge, Farra d’Alpago, Feltre, Fonzaso, Limana, Longarone, Perarolo, Pieve di Cadore, Sospirolo, Valle di Cadore, Ponte nelle Alpi, Puos d’Alpago, Forno di Zoldo e Limana. Circa una sessantina sono in carico al Ceis. Due sono le strutture ecclesiali che accolgono i profughi: la vecchia canonica di Cavarzano a Belluno e il Convento del Cristo e Pieve di Cadore. Tutti sono seguiti dalle Cooperative della provincia.


Con il nuovo anno pastorale, anche in risposta al richiamo del Papa,  si vuole avviare il progetto Rifugiato a casa mia coinvolgendo famiglie, parrocchie e caritas territoriali in una logica di trasparenza e collaborazione con le amministrazioni locali. Il progetto Rifugiato a casa mia è e vuole essere dentro l’Anno della Misericordia un opera segno della Chiesa Diocesana al fine di sperimentare una forma di accoglienza diffusa in famiglie ed in parrocchie, di rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o permesso umanitario, e richiedenti protezione internazionale.

 

Per avvicinarci a questa tematica e per preparaci ad avere lo sguardo di Dio su questo fenomeno avranno luogo degli incontri durante quest’anno per ogni zona della diocesi. Il primo incontro per la zona di Belluno, ha luogo venerdì 20 novembre presso il Centro Caritas di Bolzano Bellunese, dalle ore 20.30 alle 22.00;
per la zona di Feltre, Giovedì 26 novembre presso il Seminario di Feltre dalle ore 20.30 alle 22.00;
per la zona del Cadore Giovedì 3 dicembre presso la parrocchia di Pieve di Cadore dalle ore 20.30 alle 22.00.
per la zona dell’Agordino,  Giovedì 10 dicembre presso la sala Luciani ad Agordo dalle ore 20.30 alle 22.00.  
Saranno incontri nei quali imparare a conoscere qual è  la situazione dei profughi in provincia. Don Ezio Del Favero, missionario in Africa per tanti anni, ci aiuterà inoltre ad entrare nella cultura di questa gente. Un mondo nuovo: davvero un mondo di sorprese!

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