Il 1 gennaio 2020 la Chiesa ha celebrato la 53^ Giornata Mondiale della Pace, Il cui tema scelto dal Papa quest’anno è :”La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”. Non si tratta solo di una riflessione teorica, ma di un appello nel quale risuonano echi di esperienze recenti – come la visita in Giappone, dove ha incontrato i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, il sinodo per l’Amazzonia, con una forte attenzione alle culture minoritarie e al dramma ambientale, la questione migratoria, con le infinite storie di disperazione e speranza - ma anche le ansie e drammi che agitano il nostro mondo, per risvegliare la coscienza di tutti.


No, questo nostro tempo non sembrerebbe proprio il tempo della speranza, se guardiamo alle paure che alimentano la comunicazione quotidiana. La nostra società appare statica e chiusa e il dialogo e la riconciliazione sembrano sconfitti dall’intolleranza per il diverso e dalla durezza di cuore nel condividere le risorse del pianeta. E’ vero, come ricorda il Papa, che la speranza è processo che richiede pazienza, ma talvolta è molto difficile attenderne il compimento quando “ancora oggi, a tanti uomini e donne, a bambini e anziani, sono negate la dignità, l’integrità fisica, la libertà, compresa quella religiosa, la solidarietà comunitaria, la speranza nel futuro”. La mancanza di speranza condiziona la percezione del presente e del futuro, rendendo le relazioni familiari e sociali cupe e conflittuali: se non c’è cura, empatia per gli altri con le loro differenze, allora prevalgono la paura e l’arroccamento su di sé. E’ allora che la convivenza può diventare insostenibile.


Eppure, ricercare una fratellanza autentica, da vivere nel dialogo e nella fiducia, è possibile: ce lo ricordano la comune origine da Dio e il fatto che “il desiderio di pace è profondamente iscritto nel cuore dell’uomo”. E’ necessario per questo custodire la memoria, da offrire come servizio “imprescindibile” alle future generazioni. Per questo sono importanti i testimoni, più che le parole, “artigiani della pace aperti al dialogo senza esclusioni e manipolazioni”. Il tema della memoria, gravida di sofferenze, ma anche di dignità e di conquiste, è caro certamente alla ABM, perché tesse legami tra le generazioni e mantiene vivo un patrimonio di valori che fonda una convivenza consapevole e rispettosa delle differenze. La costruzione della pace è un lavoro paziente, un processo che si nutre della forza della verità, dell’impegno nella riconciliazione e nella fraternità: “l’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé”. E’ qui la possibilità di sperare, anche nella prova più severa. Ma questo esige di costruire nella società, nell’economia, nella politica, una giustizia che tenga conto dei diritti di tutti, a cui non possono non corrispondere i doveri di tutti, secondo la responsabilità di ciascuno.

 

Da questo impegno deve nascere uno sguardo nuovo sulla vita, sugli altri, sul mondo. Costruire relazioni fraterne implica anche un rapporto di pace tra l’umanità e la terra: c’è bisogno, sostiene Papa Francesco, di una vera conversione ecologica che permetta di condividere ciò che si è ricevuto in dono dal Creatore, origine di ogni vita. Si tratta di un impegno che genera un processo che va realizzato giorno per giorno. Il Papa ammonisce che non “si ottiene la pace se non la si spera”.

 

Francesco D’Alfonso diac.

 

 

  • Progetti Caritas

    Numerosi sono stati i progetti proposti e seguiti dalla Caritas diocesana di Belluno – Feltre in proprio, in coordinamento con Caritas italiana e con la delegazione Caritas del Nord Est.
    Continua