«L’essere umano è un mistero, un pensiero di Dio reso vivo, che ha in sé qualcosa delle profondità e delle altezze del Creatore». Partendo da questo pensiero il dott. Michele Righetti, responsabile della Casa di accoglienza “Il samaritano “ di Verona, ha accompagnato gli oltre 60 partecipanti al convegno della Caritas diocesana, in un percorso verso le forme di povertà più gravi oggi presenti nel territorio della nostra regione.

 

convegno caritas pubblicoLe persone senza dimora nel triveneto sono oltre cinquemila. Ma chi sono queste persone? Non sono quelle senza tetto e basta, ma quelle che finiscono in strada perché sono anche senza la dimora affettiva, vale a dire non hanno legami familiari, relazionali che li sostengono. Sono soli.  L’esperienza dice che si finisce sulla strada perché si è attraversati da una sofferenza complessa, che riguarda più ambiti della persona.

 

È questo l’ultimo anello della catena dell’esclusione. Persone che non hanno più un’ identità anagrafica, non hanno più accesso ai servizi, hanno rotto tutti i legami relazionali.  L’esperienza iniziata a Verona si fonda sul progetto di offrire alla persona in condizione di disagio un adeguato sostegno, affinché rifiorisca in lei prima la fiducia, poi il desiderio ed infine la possibilità di esprimere e realizzare pienamente la propria personalità.

 

Tutto questo può avvenire solo attraverso progetti innovativi di accoglienza e accompagnamento in appartamenti sostenuti da un affiancamento forte che aiuti la persona ad abitare una dimora, e non una semplice casa, inserita nel tessuto vitale del quartiere. Per far questo ci vogliono “due buone scarpe da tennis”, cioè la volontà della comunità di affiancare delle persone che camminino insieme e che credono che l’uomo è un mistero profondo.

 

E qui è lo spazio e la responsabilità delle comunità cristiane che devono farsi carico in prima persona dei propri poveri.

 

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E’ stato soprattutto don Roberto Camillotti, direttore della Caritas di Vittorio Veneto nel suo intervento a sottolineare questo aspetto. Se nella persona dei poveri è presente Gesù Cristo, come Lui stesso ci ha assicurato, allora la strada per incontrarlo è percorrere la strada dell’accoglienza, dell’ascolto, dell’accompagnamento.

 

Le nostre comunità devono svegliarsi dal torpore nel quale si sono adagiate se vogliono essere vere comunità cristiane.

 

Don Roberto ha sottolineato che compito della Caritas è animare le comunità alle quali spetta, senza delega alcuna, la cura e la custodia di chi è più povero.

 

E ai parroci, come padri sensibili, spetta volgere lo sguardo pieno di attenzione preferenziale verso queste persone e richiamare la propria parrocchia alla testimonianza comunitaria della carità.

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