CONDIVISIONE PER UN’UNICA CHIESA
AVVENTO DI FRATERNITA’ 2007

avvento-2007

Quest’anno, in preparazione al Natale, vorremmo aprire le finestre del nostro cuore per incrociare lo sguardo di due Chiese: la Chiesa Bielorussa e la Chiesa in Bosnia Erzegovina. Sono due chiese che per motivi diversi soffrono a causa della fede. Soffrono emarginazione, povertà non solo di mezzi, ma anche di persone. Ma hanno una ricchezza spirituale che è un dono anche per noi. Sono piccoli semi in un mondo di ateismo e di fondamentalismo. Sono due realtà che noi già conosciamo.


La Bielorussia, infatti, ci ha visti impegnati al tempo del giubileo e il frutto più bello di quella esperienza è il dono di un sacerdote locale a quella chiesa: don Andrei, che tutti conosciamo. Ritornato in patria due anni fa si è trovato nella condizione di operare in cinque parrocchie, con tutti i problemi che questo comporta. Soprattutto in questi ultimi tempi, nei quali diversi sacerdoti polacchi sono stati espulsi da questa nazione. Con l’iniziativa dell’avvento noi vorremmo essere vicini con un aiuto concreto a queste comunità di don Andrei, in particolare ai suoi giovani.


La Bosnia Erzegovina, soprattutto nella zona di Sarajevo ci vede impegnati da oltre dieci anni in un aiuto e una vicinanza, cominciata al tempo della guerra e continuata in questi anni con visite almeno una volta l’anno. La nostra caritas, negli anni ’90, ha contribuito alla costruzione di casa Egitto, per i bambini; quest’anno desidera dare una mano nel proseguimento della casa di riposo per anziani a Vitez, località vicina a Sarajevo. Un altro segno della piccola Comunità cattolica presente, al servizio di tutti.

Questi progetti, daranno occasione anche alle nostre comunità di riflettere sul cammino della nostra Chiesa: un cammino duro e difficile, soprattutto per la perdita della fede e dei valori morali di tanti nostri conterranei. Il titolo dell’iniziativa indica come ci sia uno scambio tra la nostra Chiesa ricca di risorse materiali e le chiese più povere, ma  ricche di valori  umani e spirituali.
Questo scambio di esperienze possa davvero aiutarci a diventare veri costruttori di Comunità.  

 

LA TESTIMONIANZA

Un saluto dalla lontana Bielorussia 

Sono il decano di quattro province e il parroco di cinque parrocchie, ho un vicario e un diacono che mi aiutano di fare questo servizio pastorale, ma non abitiamo nella stessa parrocchia perché le parrocchie sono abbastanza distantI e per celebrare tutte le messe e per il catechismo bisognerebbe fare circa 300 chilometri.

 

Per questo motivo dobbiamo vivere nelle diverse parrocchie. Solo io ogni tanto di domenica devo fare circa trecento chilometri per celebrare tutte le messe e il catechismo, perché  i preti devono spesso andare a cercare aiuti per andare avanti con i lavori e le attività parrocchiali, perché le parrocchie da sole economicamente  non possono avviare queste attività.


Stiamo vivendo proprio nella zona in Bielorussia dove il comunismo ha distrutto quasi tutte le radici cristiane e dove il Cristianesimo sta rinascendo. Il nostro compito di preti ortodossi e cattolici, che purtroppo non sempre andiamo d’accordo (e diamo spazio per le varie sette, che sono tantissime), è molto importante, e consiste nell’ insegnare i valori umani e cristiani alla nostra gente che il comunismo per tutti questi anni ha distrutto.

 

Appena passate le feste di tutti i santi e di tutti morti, ho dovuto per cinque giorni andare per i cimiteri  distanti 30-50 chilometri , per fare le celebrazioni e benedire le  tombe, perché per settant’anni seppellivano senza una preghiera e senza benedizione:  non c’erano i preti.



Una di queste chiese è la chiesa principale a Lepel, una città di circa 30.000 abitanti, con una bellissima chiesa del 1700, che era tutta distrutta, durante gli anni dell’ Unione Sovietica. Di questa chiesa avevano fatto una centrale termica, dopo era un magazzino, e dopo un garage. Nel anni ’90 è stata recuperata dopo tante "battaglie", per merito dei  parrocchiani, che di notte aprivano le porte e buttavano tutto fuori dalla chiesa, e giorno e notte facevano la guardia, e quando con i trattori venivano per distruggerla si buttavano sotto i trattori, per chiudere la strada e proteggere la chiesa. Quando non c’era il parroco mettevano sull’ altare la casula e pregavano il rosario.  Alcuni per questo sono finiti in prigione. Ancora ci sono i testimoni.



Ho l’ onore di essere il parroco di questa chiesa e parrocchia. C’è ancora tantissimo da fare. Non abbiamo tante comodità e tanto caldo. L’ ultima domenica era  sottozero, si attaccavano le mani al calice e nelle ampolline si ghiacciava  l’acqua. E ancora ci sarà più freddo, ma  "non importa, più importante è che abbiamo la chiesa, abbiamo un posto dove possiamo pregare!" dicono i miei parrocchiani. Dio sicuramente ci ricompenserà per tutte le fatiche.


Nella mia casa (canonica) ho preparato una grandissima stanza per oratorio e già ho fatto il riscaldamento. Ogni girono arrivano i ragazzi per trovarsi, per fare i compiti, per il catechismo e per fare qualche festa. Facciamo incontri, attività, perché tanti di questi ragazzi subito arrivano in parrocchia e non vogliono tornare in casa, perchè qualcuno dei genitori è sempre ubriaco, e in casa sentono solo brutte parole.



Ho creato un bel gruppo di giovani, ci troviamo in oratorio

  • 
ogni lunedì e venerdì sera con i giovani per il catechismo
  • 
ogni giovedì affitto la palestra comunale per passare un po’ di tempo insieme con i ragazzi.

Grazie a questo ho ricuperato tanti ragazzi  anche di famiglie non credenti, un po’ fuori, che sono cresciuti in una situazione difficile, senza nessun punto di riferimento e non sono stati neanche battezzati. Adesso hanno trovato questo punto di riferimento nella chiesa cattolica, e sono ragazzi da seguire.


  • Abbiamo creato un piccolo coro: siamo ancora pochi ma stiamo crescendo, e per Natale dobbiamo cantare durante la messa e facciamo un concerto.
  • Ho programmi di fare una festa Natalizia con i canti e piccoli regali  per i bambini disabili, bambini invalidi e orfani: queste tre comunità di bambini abbiamo nella nostra parrocchia,  dobbiamo ricordarli e dobbiamo seguirli.

  • Ogni mercoledì sera ho catechismo per le persone adulte: volentieri partecipa un bel gruppo di persone di età diversa.

Ho un grande problema per tutte le persone che partecipano ogni giorno alle varie attività nelle parrocchie soprattutto la sera. Dopo devo dare un passaggio fino alla casa a queste persone, perché abbiamo tante distanze e le comunicazioni non sono buone; tanta gente non ha possibilità di avere i mezzi personali, e non posso, soprattutto la sera lasciarli da soli attraversare tutta la città, o fare decina di chilometri per arrivare al villaggio. Ho un pulmino preso di seconda mano che già ha più di settecento mila chilometri. 



 

Vi ringrazio tanto tanto, per l’aiuto e per la preghiera, e vi ricordo sempre. Sono molto felice anch’io che posso fare qualcosa "a questi più piccoli". Dio sicuramente sa tutto, e sicuramente ricompenserà tante volte di più!


Un grazie di cuore!



don  Andrei

 

VITEZ

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO A FAVORE DELLE PERSONE ANZIANE, POVERE ED ABBANDONATE A VITEZ, BOSNIA E HERZEGOVINA.

La comunità religiosa, Ancelle del Bambino Gesù, fin dal suo nascere a Sarajevo nel 1890 si dedica all’assistenza dei bambini abbandonati e delle persone anziane rimaste sole.


Ai tempi della sua fondazione, la nostra comunità poteva contare su due edifici per l’accoglienza delle persone anziane e due per l’accoglienza dei bambini senza genitori.


Il periodo comunista, la nazionalizzazione, infine la guerra tolsero a noi le case, ma non la speranza e la fiducia nella Provvidenza.


Il governo attuale in Vitez, Bosnia centrale, ci ha restituito il nostro Convento (nazionalizzato nel 1948), la chiesetta e una parte del terreno lasciato alla Comunità dal suo Fondatore nel 1907 e destinato ai poveri.


Ora è ritornata alla nostra comunità a Vitez ed ha ripreso la missione di aiuto alle famiglie con i bambini disabili e ci prepariamo per l’accoglienza e l’assistenza delle persone abbandonate.
Certo, le nostre possibilità economiche sono poche, ma la nostra fiducia nella Provvidenza è forte.

 

Caratteristiche del progetto:
Nella casa per anziani (in totale 3752 m2) possono essere accolti ed accuditi giorno e notte circa 60 anziani.
Nella struttura è previsto anche un ambulatorio per i malati del comune di Vitez.

 

Come si sosterrà la gestione della casa?

  1. Con il lavoro gratuito della comunità delle suore.
  2. Con i proventi della coltivazione del restante terreno.
  3. Con i contributi dei Centri sociali della Bosnia.
  4. Con i contributi dei figli emigrati all’estero.

Questo progetto è di grande importanza per tutti i popoli che vivono nella regione della Bosnia centrale.
Il costo complessivo della realizzazione a regola d’arte ammonta a Euro 2.352.195,37.
Fino ad adesso abbiamo speso circa Euro 1.820.000.
Per questi lavori ci hanno aiutato tanti fratelli ed amici della nostra comunità.
Adesso desideriamo chiedere ancora una volta alla Caritas Diocesana di Belluno-Feltre un contributo finanziario per la realizzazione della pavimentazione della casa che viene a costare Euro 154.340, 91.
Nella speranza che la Caritas trovi la possibilità di sostenere ancora una volta la costruzione della casa per gli anziani poveri in Bosnia.
Anticipatamente La ringraziamo per la cortese attenzione verso la nostra opera di carità in Bosnia a favore dei fratelli anziani, abbandonati.


LA TESTIMONIANZA
Vitez, 12. 11. 2007.

Guarire le ferite.

Raccontare gli incontri di una giornata nella mia comunità, nella mia casa, può far capire la situazione sociale del mio paese. I suoi abitanti hanno molte ferite  che non sono in grado di guarire da soli. Qualche volta penso che diventino ancora più profonde. Ecco una mattinata.


Arriva una mamma  e chiede di ascoltare le sue fatiche, le sue preoccupazioni. Racconta  come a causa della guerra sia rimasta da sola con quattro figli. Tre figli frequentano adesso la scuola professionale e uno non può frequentare la scuola normale perché ha dei problemi mentali. Chiede di aiutare la sua famiglia. Hanno bisogno di generi alimentari, vestiario, materiale scolastico, delle medicine.

 

Arriva un’altra signora  e racconta come, durante la guerra, è venuta a Vitez da Zenica  come profuga con due figli. Vivono  in un appartamento in affitto. Ha trovato il lavoro in un negozio. Guadagna al mese circa 200 euro.  Suo marito e' stato ucciso. Con tanta fatica ha tirato su i suoi figli. Hanno finito la scuola professionale e non trovano lavoro. E’ molto difficile trovare lavoro  in Bosnia. Chiede di prendere uno dei suoi figli per lavoro nella casa per anziani quando viene aperta. Chiede anche se conosciamo qualcuno all’estero che potrebbe dare lavoro a uno dei suoi figli. Questo esempio non è raro. Ci sono tanti, tanti giovani che cercano il lavoro, non trovano e poi decidono di lasciare la Bosnia e andare all’estero, dove pensano di poter vivere del lavoro delle proprie mani.

 

Suona il telefono. A chiamare è la signora Kata. Ha 82 anni. Vive da sola. Un figlio con la sua famiglia e' andato in Germania per trovare  lavoro. Una figlia vive in Croazia. Due figli sono caduti in guerra. Suo marito e' morto  13 anni fa, lei pensa con tristezza ai suoi figli. Ha una pensione mensile di 93 euro. Le medicine che deve prendere costano più di 20 euro. Cammina con molta difficoltà. In una situazione normale non potrebbe vivere da sola. Mi chiede: potete prendermi nella vostra casa? Non posso più vivere da sola! Che cosa posso rispondere  a questa signora che ha avuto nella vita molta sofferenza? Come posso aiutarla a vivere quest’ultimo tempo della sua vita in modo dignitoso? Lei ha diritto a una vita serena. In Bosnia e Herzegovina ci sono tantissimi casi come quello della  signora Kata. Ho promesso di venire a trovarla il più presto possibile.

 

Ci prepariamo per la eucaristia. Sto pensando alla salvezza che ci viene donata, alla comunione dei fratelli della Chiesa. Come e' bello  essere cristiani e vivere il dono della salvezza! Nell'eucaristia presento insieme al pane e al vino tutte le esperienze che mi sono state donate oggi: tutte le speranze, le fatiche, i dolori, le ferite, le paure dei Tuoi fratelli, mio carissimo Gesù!
Io so che non lasci soli i Tuoi fratelli che sono venuti nella Tua casa per chiedere aiuto. So anche che solo Tu sai le strade della salvezza di ognuno di noi. Tu ci hai insegnato come essere vicini gli uni agli altri, come aiutarci vicendevolmente.
Senza questo incontro con il Padre di tutti per mezzo del suo Figlio non potrei vivere gli incontri delle mie  giornate.

Ti ringrazio mio Signore.

 

suor m. Admirata Lucic

 

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